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giovedì 2 febbraio 2017

COMUNICATO STAMPA - SLC CGIL, SCIOPERO CON PUNTE DELL'80%

TLC: SLC CGIL 
SCIOPERO CON PUNTE DELL'80%

Una grande partecipazione dei lavoratori dell’intero settore Tlc allo sciopero indetto oggi unitariamente dai sindacati di categoria, con punte fino all'80%, ha dato ulteriore corpo alle rivendicazioni poste sul tavolo del rinnovo del Ccnl scaduto da due anni, nel confronto con Asstel. 

Permane grande distanza sui temi della normativa, degli orari di lavoro, del parttime, delle flessibilità, della classificazione professionale, così come la netta contrarietà alle proposte avanzate da Asstel.

I lavoratori oggi si sono fermati e sono scesi in piazza per difendere il contratto che non deve prevedere il ribasso del costo del lavoro né la perdita delle tutele e delle condizioni di lavoro, le migliaia di posti di lavoro a rischio sia nel comparto del customer care che in quello della rete, così come la dispersione di professionalità fondamentali per l’innovazione e lo sviluppo del Paese.


Solide basi economiche, formazione, occupazione, welfare sono le parole chiave del contratto del settore più strategico del Paese.

mercoledì 24 febbraio 2016

Sciopero Call Center - Comunicato Stampa

Call Center: Cestaro (Slc Cgil), Vitale (Fistel Cisl), Ugliarolo (Uilcom Uil),  il mancato rispetto delle leggi italiane provocherà oltre 8000 licenziamenti nei prossimi mesi
Sciopero e manifestazione nazionale a Roma l’ 11 marzo

 La decisione di Poste Italiane ed Enel, aziende controllate dallo stato Italiano, di assegnare le attività di call center senza rispettare la clausola sociale contenuta nel DDL “appalti” approvato dal Parlamento, la volontà del Governo di non far applicare quanto previsto dalle leggi italiane in tema di delocalizzazioni di attività di call center, la scelta politica di privare il settore degli ammortizzatori sociali ordinari, provocheranno nei prossimi mesi oltre 8000 licenziamenti nel settore dei call center, di cui almeno la metà vedrà aprire le procedure di licenziamento già nel mese di marzo.
Questo l’allarme lanciato dai segretari nazionali di categoria in merito alla mancata convocazione da parte del Governo di un tavolo di crisi richiesto dalle OO.SS nello scorso mese di gennaio alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
“E’ del tutto inaccettabile, dichiara Massimo Cestaro, che due aziende controllate dallo Stato italiano come Poste ed Enel, possano assegnare attività di call center senza rispettare le clausole sociali approvate dal Parlamento. Se passa il principio che le aziende pubbliche non rispettano le leggi perché mai dovrebbero farlo quelle private.”
“Da quattro anni, continua Vito Vitale, stiamo chiedendo il rispetto dell’articolo 24 bis della Legge 134 del 2012 in tema di delocalizzazione delle attività di call center. Nonostante i ripetuti annunci dei vari Ministeri che avevano anche comunicato l’avvio delle sanzioni previste dalla Legge, la normativa rimane totalmente disattesa. Si è consentito in questo modo, a tantissime attività di essere delocalizzate all’estero e si è impedito ai cittadini italiani un diritto di scelta a loro garantito dalla legge. Questo ha ingenerato migliaia di esuberi ingiustificati, perché il lavoro non è cessato ma è stato spostato, senza rispettare le leggi, in Paesi con basso costo del lavoro e insufficiente garanzia sul trattamento dei dati personali e sensibili.”
“Aver deciso di togliere, incalza Salvo Ugliarolo, gli ammortizzatori ordinari al settore è una scelta miope e assurda che comporterà nelle prossime settimane l’avvio di migliaia di licenziamenti nelle aree più deboli del Paese, tanto accanimento contro le lavoratrici e i lavoratori di un intero settore davvero non si comprende. E’ evidente che il sindacato non starà a guardare passivamente l’indolenza o la complicità di chi ha condannato migliaia di lavoratrici e lavoratori alla certezza di perdere il lavoro per favorire imprese spregiudicate.”
Questa strada, concludono i tre Segretari Generali, porterà l’intero settore al limite della legalità perché è evidente che non esiste un solo imprenditore serio disponibile ad assumere attività in perdita. Questo in un ambito economico che conosce, controlla e gestisce dati personali e sensibili di milioni di cittadini italiani.

Siccome il rispetto delle leggi è un elemento fondamentale per ogni democrazia e considerando che “la legge è uguale per tutti” e che nessun cittadino e nessuna azienda può essere collocata al di sopra delle leggi, venerdì  11 marzo, in occasione dello sciopero nazionale di settore, manifesteremo a Roma con un solo slogan: fate rispettare le leggi che il Parlamento Italiano ha votato. 

lunedì 18 gennaio 2016

Comunicato Stampa: Cestaro (Slc Cgil), approvate definitivamente le clausole sociali negli appalti dei call center

Call center: Cestaro (Slc Cgil), approvate definitivamente le clausole sociali negli appalti dei call center

DICHIARAZIONE DI MASSIMO CESTARO
SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL

Da pochi minuti il Senato ha approvato in ultima lettura il DDL appalti, che comprende le clausole sociali nei cambi di appalto dei call center.

Questa norma, oggi approvata in via definitiva, prevede la prosecuzione dei rapporti di lavoro già esistenti in caso di successione di imprese negli appalti con il medesimo committente e la protezione dei trattamenti economici e normativi contenuti nei contratti collettivi.

È una giornata storica per le lavoratrici e i lavoratori del settore customer, che vedono finalmente tutelata la loro continuità occupazionale. Un risultato importante, che è stato possibile raggiungere anche grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno sostenuto questa battaglia con mobilitazioni durante tutto l’iter parlamentare, oltre che dei 18mila cittadini che hanno firmato la petizione su change.org a sostegno della clausola sociale.

Con l’approvazione definitiva di questa norma il Parlamento ha finalmente riportato l’Italia in linea con il resto dell’Europa, dimostrando di voler fare passi avanti per riequilibrare un sistema illogico e costoso per la collettività e i lavoratori.

Slc Cgil plaude all’esito positivo del voto e auspica che questo sia l’inizio di una maggiore disponibilità delle Istituzioni ad affrontare la necessaria fase di riordino complessivo del settore dei call center. Da settimane ormai Slc Cgil sottolinea l’incongruenza della discussione parlamentare di questa norma con l’assegnazione degli appalti di Poste Italiane e Enel – aziende pubbliche – sotto il costo del lavoro.

Roma, 14 Gennaio 2016

lunedì 9 marzo 2015

Call center: Azzola sconcertanti le dichiarazioni del Ministro Guidi

Call center: Azzola sconcertanti le dichiarazioni
del Ministro Guidi

Mentre il settore è attraversato da migliaia di licenziamenti, da vertenze che incidono pesantemente sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori e da una crisi le cui origini sono da ricercarsi nel caos normativo introdotto dal Governo, sconcerta leggere le dichiarazioni rilasciate dal ministro Guidi in risposta a un’interrogazione in merito all’operato del Governo.
Da un lato il ministro continua a ripetere che si è intervenuti per far rispettare una legge del 2012 che garantisce la sicurezza dei dati dei cittadini e rende più complicate le delocalizzazioni all’estero, omettendo che ad oggi nessun intervento sui committenti è stato realizzato e che la legge risulta ancora totalmente disattesa.
Il Ministro dichiara, inoltre, che è attivo un Gruppo Tecnico di Lavoro per ricercare soluzioni ai problemi del settore, che ricordiamo dipendere dal caos normativo e dagli interventi sbagliati sino ad ora adottati, omettendo di dire che quel Gruppo Tecnico di Lavoro non si è mai riunito. Cita inoltre alcune soluzioni su gare pubbliche e incentivi, che rischierebbero di aggravare ulteriormente la situazione in quanto del tutto inadeguate e inefficaci a risolvere le crisi in atto.
Infine, chiosa sulle crisi in corso ostentando una tranquillità incomprensibile mentre nella realtà ai 1500 lavoratori calabresi di Infocontact si chiede di dimezzarsi le retribuzioni passando da 1000 a 500 euro al mese, non perché non ci siano i volumi ma perché gli incentivi introdotti dal Governo rendono più conveniente spostare quel lavoro su altri siti. Su Almaviva dichiara considerazioni banali omettendo di dire che l’azienda è fuori mercato perché gli incentivi e le regole introdotte dal Governo consentono ad un nuovo operatore di offrire importi ai committenti inferiori sino al 40% rispetto al costo sostenuto da Almaviva. Tutto questo mentre sono aperte crisi occupazionali che riguardano oltre 5000 persone che stanno perdendo il posto di lavoro a causa dei meccanismi di sostituzione dell’occupazione causati dalle norme di Legge.
In questo modo, le assunzioni che saranno conteggiate per sostenere le ragioni di chi ha voluto il Job Act,  in realtà non saranno nuova occupazione ma sostituzione di lavoratori messi fuori mercato dal Governo e per i quali la collettività pagherà due volte: una prima per gli incentivi introdotti e una seconda per gli ammortizzatori sociali di chi perderà il lavoro.
Ci chiediamo che cosa abbiano fatto di male questi lavoratori. Giovani di questo Paese che dopo aver finito gli studi (nei call center c’è una altissima presenza di personale laureato e diplomato) non si sono arresi di fronte al fatto che l’Italia non era in grado di offrire loro un’occupazione in linea con attese e preparazione, non sono fuggiti all’ estero, non hanno cercato scorciatoie ma si sono rimboccati le maniche ed hanno accettato di lavorare in un call center con dignità e professionalità.
Perché così poca considerazione per una generazione, oggi l’età media si attesta sui 37 anni, che ha già pagato un prezzo durissimo alla crisi del Paese? Perché così poca attenzione per i cittadini, che a causa delle scelte del Governo ricevono servizi qualitativi bassissimi da parte dei servizi di customer care? Come mai tanta indifferenza rispetto al fatto che la crisi dei call center è una peculiarità italiana che non ha nessun riscontro negli altri Paesi europei, Spagna e Grecia inclusi?
Forse sarebbe ora che il Ministro Guidi e tutto il Governo smettessero di giocare la parte di chi vuol cambiare in meglio l’Italia contro le resistenze di gufi e conservatori e provassero con umiltà ad ascoltare le ragioni di chi paga prezzi altissimi in termini sociali e  economici.
Un’umiltà dovuta nei confronti di chi si alza tutte le mattine, entra in un call center e con una cuffia in testa prova ad aiutare i cittadini italiani; accettando un lavoro e una retribuzione lontanissime dalle aspettative maturate mentre studiava per laurearsi  e che oggi rischia di perdere tutto per inconsapevolezza di chi dovrebbe tutelarli.
Infine, il Parlamento non dovrebbe accettare di essere un luogo in cui si possa raccontare  “verità” distorte solo per recitare un ruolo senza mai provare a interrogarsi sui danni che tale operato produce.

lunedì 24 novembre 2014

Comunicato Stampa Call Center ‐ raccolta firme per denuncia a Commissione Europea

SLC - CGIL             Sindacato Lavoratori Comunicazione
FISTel - CISL          Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni
UILCOM - UIL        Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione
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Comunicato Stampa
Call Center ‐ raccolta firme per denuncia a Commissione Europea

Parte oggi la raccolta di firme per una denuncia alla Commissione Europea relativa all’errata trasposizione dei contenuti della Direttiva Europea 2001/23 in materia di tutele dei diritti dei lavoratori.
Lo annunciano le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, nell’ambito delle iniziative che porteranno allo sciopero generale e alla Notte Bianca dei Call Center il prossimo 21 novembre.
Le crisi occupazionali che colpiscono migliaia di lavoratori, prosegue la nota, non sono figlie della crisi economica ma di un vuoto normativo che permette, nella successione dei medesimi appalti, di cambiare fornitore e lasciare disoccupate migliaia di persone.
In tutti gli altri Paesi europei la successione e il cambio di appalto è gestito attraverso tutele occupazionali, che nascono dalla direttiva, che tutelano i lavoratori, il loro salario e i loro diritti nel cambio di fornitore.
In Italia no! Nel cambio di appalto si agisce unicamente attraverso la compressione di salari e diritti in modo tale da garantire al committente il prezzo più vantaggioso e scaricando i costi sulle tasse dei cittadini (gli ammortizzatori sociali e gli incentivi) e sui lavoratori.
Tale norma ha anche l’effetto di definire un modello industriale, perché la difesa delle competenze e della qualità induce le aziende a qualificarsi per la capacità di offrire servizi di qualità a prezzi migliori, garantendo un più elevato standard di servizi ai cittadini che in questo modo non vivono, come accade in Italia, i Call Center come molestatori.
Per questo le Segreterie Nazionali raccoglieranno le firme dei lavoratori del settore, l’obiettivo è quello di superare le 10.000 adesioni, per inviarle al Presidente della Commissione Europea chiedendo un intervento sulla materia. 

L’Europa non è solo burocrazia, ci sono decisioni europee che se recepite in Italia migliorerebbero di molto la qualità dei servizi e la vita dei lavoratori.

Roma, 14 Novembre 2014

Le Segreterie Nazionali di SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL e UILCOM‐UIL

venerdì 11 luglio 2014

COMUNICATO STAMPA CALL CENTER: GOVERNO INTERVENGA SU SETTORE

COMUNICATO STAMPA
CALL CENTER: GOVERNO INTERVENGA SU SETTORE

Si è svolta oggi presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati l’audizione delle Organizzazioni Sindacali nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul mercato dei call center italiani.
Abbiamo ribadito l’urgenza di intervenire normativamente sulla disciplina degli appalti se si vuole evitare che, ormai a breve, l’intero settore conosca una ulteriore recrudescenza di gravi crisi occupazionali.
Gare al massimo ribasso, delocalizzazioni, senza una norma coerente con quanto fatto in Europa aprono al concreto rischio di vanificare quanto fatto nel settore dal 2007. Bisogna intervenire al più presto sull’equiparazione tra i cambi di appalto e le cessioni di aziende o rami di azienda. Solo così il lavoro ed i lavoratori torneranno ad essere non più una semplice voce di costo ma una variabile imprescindibile. In caso contrario sono a forte rischio varie migliaia posti di lavoro stabili.
E’ in atto un meccanismo di migrazione dell'occupazione: dopo 3 anni, persi gli incentivi, un'azienda diventa meno competitiva rispetto a chi apre ex novo, che beneficia di un costo del lavoro minore dell'87%. Con la conseguenza che i call center si sono spostati dal Nord al Sud dal paese, ora si spostano ad Est con i primi fenomeni di delocalizzazione. Chi rispetta le regole viene espulso dal mercato, prevale chi accede agli incentivi. L'altro risultato è che abbiamo il maggior numero di aziende di call center in Europa: in Italia
sono 2.227.
Positiva l’attenzione che i componenti della Commissione hanno prestato alle argomentazioni sindacali soprattutto sul tema di come regolamentare il mercato degli appalti per evitare che la compressione dei prezzi finisca per scaricarsi esclusivamente sui lavoratori. Ora però è tempo di scelte coraggiose: il Governo deve dire con esattezza qual è il ruolo che vuole svolgere in questa partita. Il silenzio rischia di stridere con le tante
situazioni di crisi che, anche in questi giorni, stanno coinvolgendo migliaia di persone in tutto il Paese. Il 18 luglio intanto il sindacato confederale si mobiliterà ancora organizzando un nuovo presidio sindacale presso il MiSE per sollecitare la nuova convocazione del tavolo di crisi sui call center.

Roma, 8 luglio 2014

LA SEGRETERIA NAZIONALE SLC‐CGIL

mercoledì 25 settembre 2013

VENDITA TELECOM: COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CGIL e SLC

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CGIL e SLC

Nel mentre il Presidente del Consiglio tenta di promuovere l’Italia all’estero e nel totale silenzio della politica, è strato raggiunto l’accordo per l’acquisto della quota di controllo di Telecom Italia da parte di Telefonica
E’ la prima volta che un asset strategico per il futuro del Paese è acquisito da un’impresa straniera, senza che ci sia stata una preventiva discussione pubblica sulle ricadute e sugli interessi del Paese e, in assenza di un deciso cambio di passo, quanto avvenuto è destinato a ripetersi fin dalle prossime settimane.
Siamo in presenza di un’operazione i cui contorni sono inquietanti perché i problemi di sottocapitalizzazione di Telecom e l’ingente debito che ne paralizza le capacità d’investimento sono tutt’altro che risolti, anzi potrebbero essere aggravati dalla situazione finanziaria di Telefonica a sua volta caratterizzata da un elevatissimo tasso di indebitamento.
E’ evidente, che se i contorni di un possibile piano industriale fossero la vendita di Tim in Brasile e Argentina, riorganizzando l’azienda attraverso la cessione di assets strategici quali le attività di customer e quelle dell’informatica per poi procedere alla fusione per incorporazione di Telefonica e Telecom Italia saremmo in presenza di un’operazione che fa uscire l’Italia dal settore delle telecomunicazioni, togliendo al Paese la possibilità di indirizzare gli investimenti e potenziare la rete, condizioni imprescindibili per il rilancio dell’economia. 
In tal caso le ricadute occupazionali sull’attuale perimetro di Telecom Italia potrebbero essere
incalcolabili.
La situazione determinatasi, conseguenza diretta degli errori commessi durante la privatizzazione le cui conseguenze negative hanno portato Telecom Italia a passare da 5° operatore mondiale di telefonia con 120.000 dipendenti a un’azienda sottocapitalizzata e indebitata in misura spropositata, deve vedere una pronta reazione al fine di evitare i rischi per il Paese e ridare un quadro di certezze e di trasparenza nei confronti dei 46.000 dipendenti diretti e delle altre decine di migliaia di lavoratori indiretti che dipendono dall’azienda stessa.
Il Governo deve convocare immediatamente gli azionisti di riferimento di Telecom Italia e le Parti Sociali per verificare quale sia il progetto industriale su Telecom, come si pensi di affrontare il tema della sottocapitalizzazione e degli investimenti necessari a rinnovare la rete, elemento strategico per l’ammodernamento dell’intero Paese.
Nel caso non vi fossero gli elementi di chiarezza necessari, i Ministeri competenti dovranno esercitare i poteri previsti dalla golden share per dettare tutte le condizioni necessarie a salvaguardare gli interessi generali e le tutele occupazionali di migliaia di lavoratori.
La stabilità non può rappresentare un valore a prescindere da quel che accade all’economia reale del Paese, e l’Italia non può permettersi di perdere ulteriori opportunità per poter tornare a crescere. Il sindacato è determinato a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per evitare che ulteriori errori facciano pagare ai dipendenti e al Paese un ulteriore prezzo che riteniamo insopportabile quanto ingiustificato.

Roma, 24 settembre 2013

martedì 20 novembre 2012

Call Center: Comunicato Stampa


Roma, 19 novembre 2012

Call center: Necessaria campagna straordinaria 
di controlli sul territorio nazionale. 
Committenti adottino procedure per evitare
imprenditori disonesti

Pochi giorni fa a Palermo sono stati scoperti venti cittadini italiani che lavoravano, per un salario irrisorio, vendendo servizi di grandi società telefoniche. Oggi, grazie ai loro sfoghi affidati ad un social network, scopriamo altri 112 nostri concittadini ad Ariano Irpino, costretti ad essere fantasmi, voci anonime senza diritti, “beni di consumo” loro malgrado, proprio come quei servizi che provavano a vendere telefonicamente.
Centododici persone che, ancora una volta, non hanno trovato nessuna altra alternativa alla disoccupazione se non lo sfruttamento, il lavoro nero, la negazione della loro stessa esistenza.
Occorre, a questo punto, che si attivi la Direzione dei Servizi Ispettivi del Ministero del Lavoro per promuovere una campagna di verifiche straordinarie su tutto il territorio nazionale perché, evidentemente, la risorgenza del fenomeno dei “sottoscalisti” non è più una possibilità ma un dato di fatto al quale occorre dare una risposta articolata e strutturale.
Occorre che il sindacato tutto intensifichi ulteriormente gli sforzi per avvicinare quei lavoratori e strapparli ad un destino di soprusi ma, soprattutto, ciò che occorre di più è che, una volta per tutte, i datori di lavoro del settore delle Telecomunicazioni diano un segnale pubblico, inequivocabile, della loro convinta partecipazione a questa battaglia di civiltà.
Bene ha fatto Assocontact ad esprimere tutto il proprio sdegno dinanzi a simili notizie, ora attendiamo che tutti i committenti facciano lo stesso ed attivino, un volta per tutte, procedure rigide che impediscano che quote importanti di lavoro possano finire, a qualunque titolo, ad imprenditori rapaci senza scrupoli.

LA SEGRETERIA NAZIONALE SLC-CGIL

giovedì 18 ottobre 2012

Comunicato Stampa SLC-CGIL ripresa Tavolo per il rinnovo CCNL


Roma, 17 Ottobre 2012


COMUNICATO STAMPA
COMMISSIONE GARANZIA SCIOPERO CHIEDE AD ASSTEL DI
RIPRENDERE CONFRONTO ED INSERIRE CLAUSOLE SOCIALI


La Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nella seduta del 15 ottobre, a seguito dell’audizione delle parti, ha invitato Asstel a riprendere quanto prima il confronto per il rinnovo del contratto valutando l’opportunità di inserire una clausola sociale a difesa dell’occupazione.
Si tratta di una presa di posizione molto importante perché conferma la linea del sindacato che la libertà di impresa vada esercitata nell’ambito di altri diritti e, soprattutto, del diritto alla salvaguardia dell’occupazione. Il tema posto dal sindacato viene quindi confermato: è necessario che il contratto disciplini procedure che nell’ambito dei cambi di appalto evitino di creare disoccupazione per assumere nuovi lavoratori con gli incentivi dello stato. E’ arrivato il momento di fissare alcune norme di civiltà che regolino il rapporto di
lavoro e la responsabilità sociale dell’impresa al fine di evitare che, con il solo scopo di tagliare salario e diritti dei lavoratori, si proceda a continui cambi di appalto che lasciano a casa giovani lavoratori dei call center non perché il lavoro sia sparito ma solo perché l’azienda decide di farlo con chi offre costi minori. D’altra parte una norma del genere è di normale utilizzo in paesi quali gli Stati Uniti d’America e gran
parte degli stati europei. Sino a quando l‘unico modello a cui le aziende si attengono è tagliare il costo del
lavoro attraverso la compressione del costo degli appalti, qualità, produttività eccellenza resteranno parole da usarsi solamente nei convegni. Spiace constatare che nonostante l’invito della commissione, Asstel non abbia ancora ritenuto di riconvocare il tavolo e trovare una soluzione al tema posto dal sindacato.
Lo sciopero di venerdì 19 ottobre e la manifestazione nazionale a Roma devono dare un segnale chiaro ed univoco alle imprese: tutti i lavoratori del settore sono uniti per conquistare una norma che garantisca un futuro occupazionale, una remunerazione dignitosa ed una concreta speranza di futuro per migliaia di giovani.

     La Segreteria Nazionale SLC-CGIL

giovedì 24 novembre 2011

Comunicato Stampa CGIL-SLC

Roma, 23 Novembre 2011
COMUNICATO STAMPA
WIND: SLC-CGIL “AZIENDA IRRESPONSABILE, STUDIA CESSIONE DELLA
RETE QUANDO SINDACATO E’ DISPOSTO A FARE EFFICENZE E SACRIFICI
PER MANTENERE OCCUPAZIONE”

“Cortei spontanei, volantinaggi di fronte ai negozi e – appena esperite le procedure di legge – blocco di tutte le prestazioni accessorie subito e un pacchetto di scioperi di almeno 8-16 ore nel proseguo. Questa la risposta del Sindacato allo studio di Wind sulla possibile esternalizzazione della rete. Un’esternalizzazione che sarà cruenta e selvaggia, per di più, temiamo, con possibili e successive delocalizzazioni e riduzione di personale”. Così dichiara in una nota la Segreteria Nazionale di SLC-CGIL. “Una scelta sbagliata industrialmente che farà perdere qualità e valore all’azienda e che di fatto metterà a rischio l’occupazione di migliaia di lavoratori di tutti i settori perché, senza rete, Wind non potrà certo mantenere oltre 4 mila lavoratori solo tra amministrativi, commerciali, customer care e IT”.
“In più - e il fatto è scandaloso e ci auguriamo che il Governo, la stampa e l’opinione pubblica facciano sentire la propria voce - il tutto avviene di fronte ad un Sindacato che, contestando la natura esclusivamente finanziaria dell’operazione (volta magari a garantire benefit a qualche manager), si è già dichiarato disponibile a fare efficienze e a chiedere sacrifici anche economici ai lavoratori, pur di salvaguardare il perimetro dell’azienda. Insomma noi pronti a fare sacrifici, l’azienda irresponsabile verso i lavoratori, i clienti e il Paese. In un momento per di più così complesso“.
“Sia chiaro – conclude la nota della Segreteria Nazionale – che come SLC-CGIL contrasteremo fino in fondo la scelta di esternalizzare la rete, non escludendo nulla sul piano politico, sindacale e legale. E sia altrettanto chiaro che il management di Wind, in caso procedesse, si assumerà la responsabilità di una rottura delle relazioni sindacali senza precedenti, trasformando Wind in un’azienda in conflitto permanente
con il sindacato”.