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martedì 15 ottobre 2019

Vertenza Call Center - incontro Ministero lavoro

Il 14 ottobre si è tenuto presso il Ministero del Lavoro il tavolo sul settore dei call center.

Trovate qui il comunicato unitario.

e qui la manifestazione tenuta a Torino presso la Prefettura:
http://www.torinotoday.it/video/manifestazione-call-center-prefettura.html

venerdì 9 giugno 2017

mercoledì 24 febbraio 2016

Sciopero Call Center - Comunicato Stampa

Call Center: Cestaro (Slc Cgil), Vitale (Fistel Cisl), Ugliarolo (Uilcom Uil),  il mancato rispetto delle leggi italiane provocherà oltre 8000 licenziamenti nei prossimi mesi
Sciopero e manifestazione nazionale a Roma l’ 11 marzo

 La decisione di Poste Italiane ed Enel, aziende controllate dallo stato Italiano, di assegnare le attività di call center senza rispettare la clausola sociale contenuta nel DDL “appalti” approvato dal Parlamento, la volontà del Governo di non far applicare quanto previsto dalle leggi italiane in tema di delocalizzazioni di attività di call center, la scelta politica di privare il settore degli ammortizzatori sociali ordinari, provocheranno nei prossimi mesi oltre 8000 licenziamenti nel settore dei call center, di cui almeno la metà vedrà aprire le procedure di licenziamento già nel mese di marzo.
Questo l’allarme lanciato dai segretari nazionali di categoria in merito alla mancata convocazione da parte del Governo di un tavolo di crisi richiesto dalle OO.SS nello scorso mese di gennaio alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
“E’ del tutto inaccettabile, dichiara Massimo Cestaro, che due aziende controllate dallo Stato italiano come Poste ed Enel, possano assegnare attività di call center senza rispettare le clausole sociali approvate dal Parlamento. Se passa il principio che le aziende pubbliche non rispettano le leggi perché mai dovrebbero farlo quelle private.”
“Da quattro anni, continua Vito Vitale, stiamo chiedendo il rispetto dell’articolo 24 bis della Legge 134 del 2012 in tema di delocalizzazione delle attività di call center. Nonostante i ripetuti annunci dei vari Ministeri che avevano anche comunicato l’avvio delle sanzioni previste dalla Legge, la normativa rimane totalmente disattesa. Si è consentito in questo modo, a tantissime attività di essere delocalizzate all’estero e si è impedito ai cittadini italiani un diritto di scelta a loro garantito dalla legge. Questo ha ingenerato migliaia di esuberi ingiustificati, perché il lavoro non è cessato ma è stato spostato, senza rispettare le leggi, in Paesi con basso costo del lavoro e insufficiente garanzia sul trattamento dei dati personali e sensibili.”
“Aver deciso di togliere, incalza Salvo Ugliarolo, gli ammortizzatori ordinari al settore è una scelta miope e assurda che comporterà nelle prossime settimane l’avvio di migliaia di licenziamenti nelle aree più deboli del Paese, tanto accanimento contro le lavoratrici e i lavoratori di un intero settore davvero non si comprende. E’ evidente che il sindacato non starà a guardare passivamente l’indolenza o la complicità di chi ha condannato migliaia di lavoratrici e lavoratori alla certezza di perdere il lavoro per favorire imprese spregiudicate.”
Questa strada, concludono i tre Segretari Generali, porterà l’intero settore al limite della legalità perché è evidente che non esiste un solo imprenditore serio disponibile ad assumere attività in perdita. Questo in un ambito economico che conosce, controlla e gestisce dati personali e sensibili di milioni di cittadini italiani.

Siccome il rispetto delle leggi è un elemento fondamentale per ogni democrazia e considerando che “la legge è uguale per tutti” e che nessun cittadino e nessuna azienda può essere collocata al di sopra delle leggi, venerdì  11 marzo, in occasione dello sciopero nazionale di settore, manifesteremo a Roma con un solo slogan: fate rispettare le leggi che il Parlamento Italiano ha votato. 

lunedì 18 gennaio 2016

Comunicato Stampa: Cestaro (Slc Cgil), approvate definitivamente le clausole sociali negli appalti dei call center

Call center: Cestaro (Slc Cgil), approvate definitivamente le clausole sociali negli appalti dei call center

DICHIARAZIONE DI MASSIMO CESTARO
SEGRETARIO GENERALE SLC CGIL

Da pochi minuti il Senato ha approvato in ultima lettura il DDL appalti, che comprende le clausole sociali nei cambi di appalto dei call center.

Questa norma, oggi approvata in via definitiva, prevede la prosecuzione dei rapporti di lavoro già esistenti in caso di successione di imprese negli appalti con il medesimo committente e la protezione dei trattamenti economici e normativi contenuti nei contratti collettivi.

È una giornata storica per le lavoratrici e i lavoratori del settore customer, che vedono finalmente tutelata la loro continuità occupazionale. Un risultato importante, che è stato possibile raggiungere anche grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno sostenuto questa battaglia con mobilitazioni durante tutto l’iter parlamentare, oltre che dei 18mila cittadini che hanno firmato la petizione su change.org a sostegno della clausola sociale.

Con l’approvazione definitiva di questa norma il Parlamento ha finalmente riportato l’Italia in linea con il resto dell’Europa, dimostrando di voler fare passi avanti per riequilibrare un sistema illogico e costoso per la collettività e i lavoratori.

Slc Cgil plaude all’esito positivo del voto e auspica che questo sia l’inizio di una maggiore disponibilità delle Istituzioni ad affrontare la necessaria fase di riordino complessivo del settore dei call center. Da settimane ormai Slc Cgil sottolinea l’incongruenza della discussione parlamentare di questa norma con l’assegnazione degli appalti di Poste Italiane e Enel – aziende pubbliche – sotto il costo del lavoro.

Roma, 14 Gennaio 2016

venerdì 8 maggio 2015

COMUNICATO NAZIONALE SLC CGIL: CALL CENTER

Sindacato Lavoratori Comunicazione
Roma, 7 maggio 2015 

CALL CENTER: ULTIMO ATTO 

Con la decisione di Transcom e Teleperformance di dividere le loro filiali italiane in più società,  separando le commesse buone e redditizie da quelle più esposte agli effetti nefasti dell’assenza di regole negli appalti del mercato dei call center, nei fatti si sta ufficializzando l’uscita dal mercato italiano di due delle realtà più importanti nel mercato mondiale dei call center.
  
Aziende che nel mondo sono diventate “colossi” con decine di migliaia di dipendenti, decidono di arrendersi all’anarchia del mercato italiano che impedisce alle aziende strutturate e serie di operare rispettandole regole.

Questo è il frutto dell’immobilismo di un esecutivo che non vuole far rispettare una propria legge in materia di regolamentazioe delle delocalizzazioni dei servizi di call center e di tutela dei dati sensibili dei propri cittadini (l’Art. 24 bis della Legge 134/12) per la quale si sono sprecati gli annunci di esponenti del Governo e le risposte alle interrogazioni parlamentari che sono stae smentite sistematicamente in quanto la legge non viene rispettata da nessuna azienda.

Dalla soggezione del Governo dinanzi alle lobbies dei grandi committenti che stanno avversando in tutti i modi una normativa su cambi d’appalto nei call center che avvicini l’Italia al resto d’Europa per impedire cambi di appalto che hanno come unico scoo il risparmio sul costo del lavoro (norma vietata in tutti i Paesi Europei) e che permettono, grazie alle normative fortemente volute dal Governo Renzi sul lavoro, di sostituire i lavoratori esistenti con lavoratori nuovi, meno costosi perché garantiti da sgravi contributivi che peseranno sulle casse dell’Inps nei prossimi anni.

Decontribuzione e Job Acts, norme che alterano gravemente la concorrenza di mercato, che creano l’effetto perverso di chiudere le aziende “vecchie” per crearne di nuove con un costo del lavoro più basso per poter vincere le gare d’appalto aggiudicate con la logica del “massimo ribasso”, con buona pace del Tar del Lazio che invalida la gara ACEA proprio a causa del ricorso a questa pratica.

Governo e maggioranza, con lo slogan “cambieremo l’Italia”, pur a conoscenza dei problemi del mondo dei call center, dei costi economici che graveranno sulle spalle della collettività  e dei drammi sociali vissuti da migliaia di giovani lavorarici e lavoratori, non sono stati in grado di dare risposte, limitandosi a nascondersi dietro la convocazione di un tavolo di crisi specifico che da mesi non viene più convocato e nel quae sindacati e aziende dei call center continuano a lanciare grida di aiuto.

Ma nella migliore tradizione italica, il Governo si dimostra forte con i deboli e assolutamente appiattito sulle posizioni di chi, grazie a questo sistema allucinante per ogni Paese che si richiami a regole di mercato, continua a fare lauti guadagni sulle spalle dei lavoratori e delle tasse degli italiani.

E mentre tutto questo accade:
  
  • 186 lavoratori della sede di Call and Call di Milano andranno a casa il prossimo giugno;  

  • 360 lavoratori di Livorno hanno respiro sino a fine anno e poi saranno destinati al licenziamento;

  
  • 2000 lavoratori di Teleperformance devono scegliere fra decurtare per l’ennesima volta il proprio salario o essere abbandonati l proprio destino;

  
  • 10000 lavoratori di Almaviva hanno dovuto accettare un altro anno di contratti di solidarietà mentre la loro azienda continua aperdere commesse a causa delle continue richieste di ribasso;

  
  • 1800 lavoratori di ecare che per contribuire all’equilibrio dei conti della loro azienda devono “prestare” i propri permessi che rivedranno fra tre anni;

  
  • 2000 lavoratori di Infocontact che per continuare ad avere un posto di lavoro devono accettare il capestro di dimezzare le ore avorative;

  
  • 700 lavoratori di Gepin Contact ai quali verrà applicata una cassa integrazione onerossissima dietro la quale non si intravede nulla se non lo spettro della disoccupazione;

  
  • 400 lavoratori della 4you Servizi che a breve finiranno gli ammortizzatori sociali e poi avranno davanti a loro nient’altro cheil licenziamento.


Stiamo parlando di 20000 italiane ed italiani, la generazione dei trentenni, ai quali questo Paese non ha offerto nessuna opportunità e ai quali oggi decide di togliere anche la speranza facendogli perdee l’unico lavoro che erano riusciti a trovare e con il quale si erano costruiti un futuro.

Per non parlare del pessimo servizio reso ai cittadini italiani che quando chiamano un call center hanno l’impressione di entrare in un girone dantesco dal quale non trovano mai le risposte che cercano.

Il Governo continui a festeggiare  e brindare alle vittorie sulle riforme promesse, nel mondo reale le persone si stanno rendendo conto, per l’ennesima volta, che chi li governa non è impegnato a spendere al meglio le risorse pubbliche, tutelare i più deboli davanti allo strapotere di alcuni, di dare speranze e un futuro a chi, eroicamente, si sveglia ogni mattina e si reca sul proprio posto di lavoro per fare il proprio dovere.

Per questi la luna di miele con il Governo è già finita da un pezzo.
   







SLC‐CGIL Piazza Sallustio 24 – 00187 Roma
Tel. 06 4204 8204  Fax 064824325
Sito internet http://www.slc‐cgil.it   e‐mail: segreteria.nazionale@slc.cgil.it

lunedì 9 marzo 2015

Call center: Azzola sconcertanti le dichiarazioni del Ministro Guidi

Call center: Azzola sconcertanti le dichiarazioni
del Ministro Guidi

Mentre il settore è attraversato da migliaia di licenziamenti, da vertenze che incidono pesantemente sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori e da una crisi le cui origini sono da ricercarsi nel caos normativo introdotto dal Governo, sconcerta leggere le dichiarazioni rilasciate dal ministro Guidi in risposta a un’interrogazione in merito all’operato del Governo.
Da un lato il ministro continua a ripetere che si è intervenuti per far rispettare una legge del 2012 che garantisce la sicurezza dei dati dei cittadini e rende più complicate le delocalizzazioni all’estero, omettendo che ad oggi nessun intervento sui committenti è stato realizzato e che la legge risulta ancora totalmente disattesa.
Il Ministro dichiara, inoltre, che è attivo un Gruppo Tecnico di Lavoro per ricercare soluzioni ai problemi del settore, che ricordiamo dipendere dal caos normativo e dagli interventi sbagliati sino ad ora adottati, omettendo di dire che quel Gruppo Tecnico di Lavoro non si è mai riunito. Cita inoltre alcune soluzioni su gare pubbliche e incentivi, che rischierebbero di aggravare ulteriormente la situazione in quanto del tutto inadeguate e inefficaci a risolvere le crisi in atto.
Infine, chiosa sulle crisi in corso ostentando una tranquillità incomprensibile mentre nella realtà ai 1500 lavoratori calabresi di Infocontact si chiede di dimezzarsi le retribuzioni passando da 1000 a 500 euro al mese, non perché non ci siano i volumi ma perché gli incentivi introdotti dal Governo rendono più conveniente spostare quel lavoro su altri siti. Su Almaviva dichiara considerazioni banali omettendo di dire che l’azienda è fuori mercato perché gli incentivi e le regole introdotte dal Governo consentono ad un nuovo operatore di offrire importi ai committenti inferiori sino al 40% rispetto al costo sostenuto da Almaviva. Tutto questo mentre sono aperte crisi occupazionali che riguardano oltre 5000 persone che stanno perdendo il posto di lavoro a causa dei meccanismi di sostituzione dell’occupazione causati dalle norme di Legge.
In questo modo, le assunzioni che saranno conteggiate per sostenere le ragioni di chi ha voluto il Job Act,  in realtà non saranno nuova occupazione ma sostituzione di lavoratori messi fuori mercato dal Governo e per i quali la collettività pagherà due volte: una prima per gli incentivi introdotti e una seconda per gli ammortizzatori sociali di chi perderà il lavoro.
Ci chiediamo che cosa abbiano fatto di male questi lavoratori. Giovani di questo Paese che dopo aver finito gli studi (nei call center c’è una altissima presenza di personale laureato e diplomato) non si sono arresi di fronte al fatto che l’Italia non era in grado di offrire loro un’occupazione in linea con attese e preparazione, non sono fuggiti all’ estero, non hanno cercato scorciatoie ma si sono rimboccati le maniche ed hanno accettato di lavorare in un call center con dignità e professionalità.
Perché così poca considerazione per una generazione, oggi l’età media si attesta sui 37 anni, che ha già pagato un prezzo durissimo alla crisi del Paese? Perché così poca attenzione per i cittadini, che a causa delle scelte del Governo ricevono servizi qualitativi bassissimi da parte dei servizi di customer care? Come mai tanta indifferenza rispetto al fatto che la crisi dei call center è una peculiarità italiana che non ha nessun riscontro negli altri Paesi europei, Spagna e Grecia inclusi?
Forse sarebbe ora che il Ministro Guidi e tutto il Governo smettessero di giocare la parte di chi vuol cambiare in meglio l’Italia contro le resistenze di gufi e conservatori e provassero con umiltà ad ascoltare le ragioni di chi paga prezzi altissimi in termini sociali e  economici.
Un’umiltà dovuta nei confronti di chi si alza tutte le mattine, entra in un call center e con una cuffia in testa prova ad aiutare i cittadini italiani; accettando un lavoro e una retribuzione lontanissime dalle aspettative maturate mentre studiava per laurearsi  e che oggi rischia di perdere tutto per inconsapevolezza di chi dovrebbe tutelarli.
Infine, il Parlamento non dovrebbe accettare di essere un luogo in cui si possa raccontare  “verità” distorte solo per recitare un ruolo senza mai provare a interrogarsi sui danni che tale operato produce.

lunedì 24 novembre 2014

Comunicato Stampa Call Center ‐ raccolta firme per denuncia a Commissione Europea

SLC - CGIL             Sindacato Lavoratori Comunicazione
FISTel - CISL          Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni
UILCOM - UIL        Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione
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Comunicato Stampa
Call Center ‐ raccolta firme per denuncia a Commissione Europea

Parte oggi la raccolta di firme per una denuncia alla Commissione Europea relativa all’errata trasposizione dei contenuti della Direttiva Europea 2001/23 in materia di tutele dei diritti dei lavoratori.
Lo annunciano le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, nell’ambito delle iniziative che porteranno allo sciopero generale e alla Notte Bianca dei Call Center il prossimo 21 novembre.
Le crisi occupazionali che colpiscono migliaia di lavoratori, prosegue la nota, non sono figlie della crisi economica ma di un vuoto normativo che permette, nella successione dei medesimi appalti, di cambiare fornitore e lasciare disoccupate migliaia di persone.
In tutti gli altri Paesi europei la successione e il cambio di appalto è gestito attraverso tutele occupazionali, che nascono dalla direttiva, che tutelano i lavoratori, il loro salario e i loro diritti nel cambio di fornitore.
In Italia no! Nel cambio di appalto si agisce unicamente attraverso la compressione di salari e diritti in modo tale da garantire al committente il prezzo più vantaggioso e scaricando i costi sulle tasse dei cittadini (gli ammortizzatori sociali e gli incentivi) e sui lavoratori.
Tale norma ha anche l’effetto di definire un modello industriale, perché la difesa delle competenze e della qualità induce le aziende a qualificarsi per la capacità di offrire servizi di qualità a prezzi migliori, garantendo un più elevato standard di servizi ai cittadini che in questo modo non vivono, come accade in Italia, i Call Center come molestatori.
Per questo le Segreterie Nazionali raccoglieranno le firme dei lavoratori del settore, l’obiettivo è quello di superare le 10.000 adesioni, per inviarle al Presidente della Commissione Europea chiedendo un intervento sulla materia. 

L’Europa non è solo burocrazia, ci sono decisioni europee che se recepite in Italia migliorerebbero di molto la qualità dei servizi e la vita dei lavoratori.

Roma, 14 Novembre 2014

Le Segreterie Nazionali di SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL e UILCOM‐UIL

mercoledì 17 settembre 2014

Call Center - Dichiarazione Stampa di Michele Azzola


Call Center
Dichiarazione Stampa di Michele Azzola

Renzi basta con la solidarietà, servono atti concreti

Se Renzi decidesse veramente di occuparsi della crisi occupazionale che sta investendo i Call Center, sarebbe sufficiente che il Governo recepisse la Direttiva Europea n° 23 del 2001, estendendo le tutele previste dall’articolo 2112 del codice civile anche ai cambi di appalto.

Nella vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture, l’assenza di una normativa puntuale sta determinando un’aberrazione dei comportamenti. Siamo al punto per cui il fornitore del servizio dovrebbe pagare il cliente per rendergli il ramo d’azienda acquisito anni prima.
Non ci è mai successo in tanti anni di trovarci di fronte a una vertenza di questo tipo. Per dare garanzie occupazionali ai 262 lavoratori di Palermo, Accenture dovrebbe pagare British Telecom
che solo in questo caso si riprenderebbe il suo ex ramo aziendale, minacciando come alternativa l’assunzione di nuovo personale nonostante in azienda sia presente un accordo per la solidarietà che riduce l’orario di lavoro anche degli addetti di questa attività.

La crisi dei call center che sta attraversando l’Italia non ha eguali in nessun altro Paese europeo, dove le aziende si trovano a fare i conti unicamente con la crisi. In Italia no: il fenomeno dipende quasi esclusivamente da un vuoto normativo che permette di cambiare il fornitore dei servizi, che a tal punto licenzia tutto il personale occupato su quella attività, solamente per abbassare i costi dell’appalto. Una competizione che oltre ad ammazzare la professionalità e la qualità del servizio prestato, apre inevitabilmente la strada alle delocalizzazioni verso Paesi a minor costo della manodopera.

Il Governo presieduto da Renzi sa benissimo vista la lunga trattativa condotta dal vice ministro Claudio De Vincenti, che sarebbe sufficiente prevedere le clausole sociali, nei caso di cambi da appalto, che tutelino l’occupazione esistente, esattamente come disciplinato dagli altri Paesi Europei in rispetto alla Direttiva Europea sulla tutela dell’occupazione.

La paura del cambiamento e le resistenze sollevate dalla parte più retriva del mondo delle imprese ha impedito sino ad ora una scelta definitiva da parte del Governo. Speriamo solo di non continuare a ricevere pacche sulle spalle (il Ministro Poletti nel Call Center di Almaviva, Renzi con Accenture) ed assistere invece ad un atto semplice in grado di cambiare in meglio il mercato dei call center. Nel caso opposto Renzi dovrebbe spiegare perché le tutele esistenti negli altri Paesi europei non possono essere applicate anche in Italia e perché la vita dei tanti lavoratori e lavoratrici dei call center siano sacrificabili in nome di un mercato completamente privo di regole e in cui la responsabilità sociale restano termini buoni solo peri i convegni pubblici.

E’ evidente che se nell’incontro di domani non ci sarà un impegno preciso del Governo ad intervenire su questo stato di cose e la vertenza Accenture / British Telecom resterà senza soluzione, sarà necessario produrre una nuova mobilitazione del settore per chiedere il rispetto delle regole europee.

Roma, 15 Settembre 2014

martedì 3 giugno 2014

Call center: Azzola (Slc Cgil) al governo, necessarie modifiche di legge per garantire occupazione.

“Abbiamo chiesto al Governo di produrre semplici modifiche legislative in grado di migliorare l’occupazione facendo risparmiare la spesa dello stato in ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione.” Questo il commento di Michele Azzola sull’incontro sul settore dei call center tenutosi oggi e promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e da quello del Lavoro.

“Gli interventi proposti da SLC CGIL al Vice Ministro De Vincenti perseguono tre obiettivi:

• migliorare le condizioni di chi lavora nei call center garantendo continuità occupazionale;
• strutturare e consolidare il settore in modo che le aziende riprendano a competere sulla qualità, sull’efficienza e sull’innovazione in modo tale da premiare la meritocrazia e non, come avviene oggi, la spregiudicatezza delle imprese;
• ridurre il contenzioso giudiziario che rappresenta un vero e proprio freno agli investimenti nel nostro Paese.

Non si tratta quindi – continua il sindacalista – di avanzare richieste fantasiose, ma di allineare l’Italia a quanto già fatto dagli altri Paesi europei che hanno recepito puntualmente i contenuti della direttiva 2001/23/CE a tutela dei lavoratori.”

“Il prossimo appuntamento è lo sciopero con la grande manifestazione nazionale dei dipendenti dei call center che si svolgerà a Roma il prossimo 4 giugno proprio per sostenere le richieste predisposte dalle organizzazioni sindacali.” (vedi volantino)

“Il sindacato – conclude Azzola – guarda inoltre con molta attenzione alla indagine conoscitiva sul settore dei call center promossa dalla commissione lavoro della Camera, luogo in cui tutta la politica dovrà provare a dare risposte alle migliaia di giovani lavoratrici e lavoratori oggi impiegati in uno dei pochi settori che hanno offerto opportunità occupazionali soprattutto nelle aree del Mezzogiorno.”

“Il tempo, per dirla con il Presidente del Consiglio, non è una variabile indipendente e la velocità con cui Governo e Politica riusciranno a dare risposte sono un elemento fondamentale per ridare speranza a lavoratori convinti di essere stati abbandonati da tutti. Il tutto senza chiedere ulteriori risorse pubbliche ma proponendo un modello in grado di far risparmiare le casse dello Stato”

lunedì 5 agosto 2013

Call Center Outbound - accordo 2013

Potete trovare qui il testo dell'accordo relativo alla disciplina delle collaborazioni a progetto nelle attività di vendita di beni e servizi, di recupero credito e di attività di ricerche di mercato realizzato attraverso call center “outbound”.