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lunedì 17 marzo 2014

Esposto contro le aziende Eni, Fastweb, Mediaset, Sky Italia, Telecom Italia, Vodafone Italia, Wind Italia e altre (d.l. n. 83/2012)

Roma,14 Marzo 2014


Procura Generale Della Repubblica
Presso La Corte D'appello Di Roma
Piazza Adriana, 2
00193 Roma (RM)


Ministero del Lavoro
e delle Politiche Sociali
Via Veneto, 56
00187 – Roma
Al Garante della Privacy
Piazza di Monte Citorio n. 121 00186 ROMA


Autorità Garante della Concorrenza e del
Mercato
Piazza G. Verdi, 6/a
00198 Roma


a/ mezzo raccomandata


Oggetto: Esposto contro le aziende Eni, Fastweb, Mediaset, Sky Italia, Telecom Italia, Vodafone Italia, Wind Italia e altre (d.l. n. 83/2012)

SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL Nazionali denunciano, alle strutture in indirizzo,
l'assoluta inosservanza delle disposizioni di legge contenute nel “Decreto Sviluppo” n. 83 del 2012, oggi convertito in legge, in particolare rispetto alle disposizioni contenute nell'articolo 24 su “Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale , della concorrenza e dell'occupazione nell'attività svolta da call center”, da parte delle aziende Eni, Fastweb, Mediaset, Sky Italia, Telecom Italia, Vodafone Italia, Wind Italia e altre e dai fornitori da questi utilizzate attraverso il ricorso all’appalto di attività di call center.
In particolare i commi 3, 4 e 5 dell’articolo di cui all’oggetto vengono completamente disattesi attraverso attività gestite in Paesi esteri e il comma 2 non ha trovato applicazione nonostante le attività siano gestite presso varie sedi estere collocate sia in Paesi comunitari che extra comunitari.
Infine, nonostante la previsione di cui al comma 3, gli incentivi di cui alla Legge 407/1990 continuano ad essere erogati nonostante quota parte delle attività sia oggi de localizzata verso Paesi esteri. Tale fenomeno determina l’assoluta impossibilità, per le aziende che svolgono attività in appalto di call center che hanno deciso di lavorare rispettando le regole previste dalla legislazione, di sopravvivere a causa della distorsione di mercato generata i cui costi economico e sociali, licenziamenti e utilizzo degli ammortizzatori sociali, ricadono sullo Stato.

SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL, riservandosi ogni iniziativa legale a tutela dei diritti degli utenti e dell’occupazione dei dipendenti delle aziende interessate dai processi di delocalizzazione, sollecitano le amministrazioni in indirizzo a disporre i controlli e gli interventi necessari ad assicurare il rispetto delle disposizioni contenute nell’art.24 del d.l. n.83/2012 erogando, di conseguenza, le sanzioni pecuniarie previste dal medesimo articolo.



p. Le Segreterie Nazionali

SLC-CGIL
FISTEL-CISL
UILCOM-UIL
Michele Azzola
Giorgio Serao
Salvatore Ugliarolo






Potete trovare qui il documento inviato.

venerdì 27 luglio 2012

Comitato di Settore Nazionale Unitario delle Telecomunicazioni Call Center e delocalizzazioni


SLC - CGIL Sindacato Lavoratori Comunicazione
FISTel - CISL Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni
UILCOM - UIL Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione

Comitato di Settore Nazionale Unitario 
delle Telecomunicazioni Call Center e delocalizzazioni

Il Comitato di Settore Nazionale Unitario delle Telecomunicazioni di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, riunito a Roma in data 26 luglio 2012 esprime forte soddisfazione per l’approvazione alla Camera dell’emendamento 52 bis al Decreto Sviluppo che introduce norme relative ai Call Center.
La norma è anche il risultato della lunga battaglia condotta da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil contro le delocalizzazioni delle attività di call center, supportata da numerose iniziative nel corso degli anni.
Finalmente è riconosciuto il diritto del cittadino-cliente di essere informato sul luogo fisico in cui saranno gestiti i suoi dati personali consentendogli di opporre un rifiuto al trattamento di dati in paesi diversi dall’Italia. E’ un emendamento che incoraggia a proseguire nella battaglia contro il mercato nero dei database di dati sensibili. 
Inoltre, per la prima volta, si sancisce il principio che le aziende che delocalizzano le attività verso paesi esteri non potranno godere di benefici fiscali e contributivi da parte del nostro Paese.
La norma consente di dare una speranza per il futuro di migliaia di donne e uomini, soprattutto giovani, che lavorano dentro i call center, spesso meridionali che non hanno altre opportunità, ma che in questi anni hanno potuto costruirsi una famiglia e vivere decentemente.
Dare loro una concreta prospettiva era il minimo che le forze politiche e sociali potessero fare.
Il Comitato di Settore Nazionale da mandato alle Segreterie Nazionali di monitorare con estrema attenzione il prosieguo del confronto che dovrà svolgersi al Senato, attivando tutte le iniziative necessarie a garantire che la norma non venga cancellata dal Decreto per effetto del lavoro delle lobby che già stanno operando in tale direzione.
Contestualmente a livello territoriale saranno attivate iniziative di sensibilizzazione dei Parlamentari eletti al Senato al fine di predisporre una discussione consapevole in ambito di conversione del Decreto.

Roma 26, luglio 2012

venerdì 24 febbraio 2012

No alle Delocalizzazioni!

SLC - CGIL
Sindacato Lavoratori Comunicazione
FISTel - CISL
Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni
UILCOM - UIL
Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione


CALL  CENTER  
DICIAMO  FORTE  E  CHIARO
NO  ALLE  DELOCALIZZAZIONI !!


Si è da poco aperta la fase per il rinnovo del CCNL delle Telecomunicazioni e il tema delle delocalizzazioni si pone come uno dei principali problemi a cui dare risposta. E’ evidente che la pratica dell’offshore, che continua ad essere oggetto di “scambio” tra committenti e outsourser per ottenere tariffe al di sotto del valore di mercato, non è il modello di sviluppo da perseguire e va contrastato con ogni mezzo.

L’obiettivo della riduzione dei costi, rincorso da tutte le aziende di Telecomunicazioni, non può realizzarsi attraverso un dumping commerciale e contrattuale che comprime diritti e salario trascurando la qualità del servizio offerto.

Si tratta di una concorrenza sleale che ha prodotto un imbarbarimento delle condizioni di lavoro, l’abbandono della ricerca dell’efficienza, crollo qualitativo del servizio offerto e della produttività.

E’ evidente che tale modello va a premiare non l’azienda più capace ma quella più spregiudicata. Parafrasando una citazione greca si può affermare che in tale modello “il lavoro cattivo scaccia il lavoro buono”.

Nessuno può pensare che tale percorso sia inevitabile.

Questo modello sta generando un pericoloso dumping industriale tra le aziende che hanno deciso   di competere correttamente  mantenendo il perimetro delle attività nel nostro Paese e quelle che spregiudicatamente si rendono disponibili a scaricare sui lavoratori le conseguenze, con inevitabili  e pesanti ricadute occupazionali nel settore.  

La responsabilità morale di questa ferita è in capo alle aziende committenti, che, nell’ambito del rinnovo contrattuale sono tenute a trovare soluzioni che offrano regole chiare e corrette per la concorrenza sul mercato.

Inoltre, questo modello non è soltanto pericoloso per le conseguenze sui lavoratori dei call center in outsourcing, ma per tutti i lavoratori della filiera delle Telecomunicazioni perché una volta avviata la competizione sul costo del lavoro è evidente che non ci sarà più nessun settore della filiera al riparo da tali conseguenze.

Per il Sindacato questo processo di riduzione scorretta del costo del lavoro, attraverso i processi di offshore, è inaccettabile, anche perché, oltre a quanto già sopra evidenziato, comporterà una gestione dei clienti fuori dai confini nazionali, con rischi sulla riservatezza e sicurezza dei dati personali svincolati dalle regole italiane ( conti cc, carte di credito etc).



SLC – FISTel – UILCOM invitano le associazioni imprenditoriali, le aziende committenti e gli outsourcers a valutare attentamente le gravi ripercussioni che il fenomeno sta registrando e potrebbe sviluppare nel futuro.

E’ evidente che la sede del rinnovo contrattuale rappresenta l’opportunità di definire regole e comportamenti, per quanto attiene il costo del lavoro e i modelli organizzativi, entro cui le aziende dovranno sviluppare la concorrenza sul mercato.

Le OO.SS. in mancanza di un intervento che punta al superamento del fenomeno, saranno costrette a denunciare a tutti i livelli – in primis al garante della privacy – il comportamento delle aziende e non ultimo a definire una blacklist dei committenti ed outsourcers che alimentano questo fenomeno aprendo una vera campagna di denuncia pubblica nei loro confronti e informando i loro clienti della inaffidabilità delle pratiche utilizzate. 

Roma, 23-2-2012



Le Segreterie Nazionali SLC – FISTel – UILCOM